Far penetrare i lumi del libero e colto mondo. L’archivio provinciale per la storia dell’istruzione.

Le mie cure, o Signori, sonosi con ogni sforzo versate sui due principali fattori di civiltà, di morale, e di pubblica e privata economia: strade e scuole. Se non fosse per la prosa d’altri tempi, potrebbero essere le parole del Presidente della Provincia di Massa-Carrara oggi. Così incipiava invece il prefetto Raffaele Lanza nel 1864 il suo discorso ai Consiglieri provinciali[1]; e se di strade vogliamo raccontarvene in un’altra occasione, di scuola ne vogliamo scrivere adesso, e di come l’Archivio Storico della Provincia di Massa-Carrara ci racconti di una benevola rivoluzione nazionale, quella dell’alfabetizzazione. Dalla serie degli Atti del Consiglio Provinciale, recentemente recuperata, emergono gli sforzi, gli entusiasmi, le problematiche di questa svolta sociale e culturale, facendoci scoprire, con sguardo calato nella realtà locale, quanto fu difficile il percorso.

Da poco emanata la legge sull’istruzione obbligatoria alla vigilia della nascita del nuovo stato  (Legge Casati, 1859), le Province ebbero un ruolo fondamentale, di studio, coordinamento, sostegno economico, sia per l’istituzione delle scuole che per la formazione degli insegnanti.

L’impegno profuso dal Prefetto, dai consiglieri provinciali e dai singoli Comuni emerge dai verbali del consiglio e dalle relazioni in esse contenute. Non solo resoconti, peraltro scritti con grandissimo ardore e una prosa amabile ai nostri occhi, ma anche statistiche e numeri, per comprendere l’evoluzione   scolastica anno per anno.

Si legge, ad esempio, che nel 1862 che le scuole elementari pubbliche maschili erano 158 in tutta la provincia, 196 nel 1864, mentre quasi non ne esistevano nel 1859. Solo 63 quelle femminili, tuttavia il doppio di quelle dell’anno precedente. Decine di scuole di quelle esistenti sulla carta, peraltro, non vengono attivate per mancanza di maestri.

Sempre nel 1862, su un numero ipotetico di bambini dai 6 ai 12 anni di circa 5500, scrive l’Ispettore scolastico Cavalli, solo 1426 frequentano le scuole.  Crescono nell’ignoranza, scrive, 4020 fanciulli maschi nel circondario di Massa, 1916 in quello di Castelnovo e 1975 in quello di Pontremoli; […] le fanciulle da 6 ai 12 anni che non toccarono il limitare della scuola sarebbero 4590 nel circondario di Massa, 2622 in quello di Castelnovo, 2145 in quello di Pontremoli[2].

Sono alcuni di quei 1426 fanciulli quelli che ritroviamo nei registri dei maestri, sempre conservati dall’Archivio Provinciale, purtroppo non organizzati in serie: ci sono i loro nomi e, talvolta, il profitto e il rendimento; fonti biografiche e genealogiche indirette, questi registri ci narrano di classi miste, dove bambini di 6 anni si accompagnano a bambini di 13, spesso senza libri, quasi mai con frequenza costante.

Dobbiamo immaginarci un territorio vasto e abitatissimo anche nelle più piccole frazioni, dove la popolazione dei capoluoghi di Massa e Carrara è molto vicina a quella dei grandi centri lunigianesi di Pontremoli e Fivizzano, dove non è ancora stata costruita la ferrovia Parma – La Spezia, le strade intercomunali quasi non esistono e dove la topografia della Provincia non aiuta: moltissime ville hanno il nome di di Comune e nol sono, mancando di forza collettiva e vitale. Chi osserva le centinaia di borgate disseminate in alpestri cime, rimarrà convinto quanto malagevole riesca il provvedere acconciamente non solo ai diversi Comuni ma sin ancora ai centri diversi degli stessi[3].

Nonostante gli ostacoli fisici ed economici, ma soprattutto dovuti al pregiudizio e alla mentalità, il Prefetto  Lanza, nei suoi discorsi, propugna non solo l’istituzione di scuole elementari ma anche dell’infanzia, educazione fino ad allora affidata solo ad istituti di privata carità e beneficienza, tramite un assioma lapalissiano, per i tempi tuttavia non scontato: Ogni cosa deve incominciare col suo principio. A far sì quindi che le scuole elementari dien più copioso frutto, è indispensabile che sieno preceduta ed avvalorate dall’educazione dell’infanzia. […] L’innumerevole moltitudine di cittadini,  […] composta di famiglie povere e ignare, è costretta ad abbandonare a loro stessi i bambini che crescono piante derelitte [….][4].

Uno spirito illuminato, questo prefetto Lanza, se poco oltre scrive che il seme più proficuo che conduca al fine è senza dubbio la istruzione della donna, racchiudendo in una riga il valore dell’istruzione intesa in senso lato e più profondo: se a misura che sorge un asilo d’infanzia può distruggersi  un carcere […][5].

Ancora una volta, in questo piccolo viaggio tra le carte, ritroviamo nel passato parole e significati attuali. Assolutamente critico nei confronti dell’ex ducato modenese il Prefetto Lanza, nell’ottobre del 1863, motiva l’ostinata opposizione del duca Francesco V alla diffusione dell’istruzione: Il Governo della caduta dinastia rigorosamente logico e tenacemente conforme al suo vitale principio, il dispotismo, sentiva bene la necessità di una generale ignoranza per imperare senza contrasto al di dentro. Negletta quindi quasi completamente l’istruzione elementare, si facevano sussistere nei principali centri larve di Ginnasii, o Seminarii anche per laici, che avevano a complemento lo studio della filosofia e principi di matematica. E però i vieti sistemi disadatti alle condizioni delle presenti società, racchiudendo meschina limitazione nelle materie, falsi  metodi, cadaveriche istituzioni insegnamenti monchi e disutili, nullità di mentali esercizi, nessun generoso svolgimento di facoltà intellettive e morali […][6]

L’entusiasmo del Lanza è trascinante; deve convincere il Consiglio provinciale a investire economicamente nell’istruzione e non seguire l’esempio di certi Comuni, i quali non sanno, o meglio, non vogliono persuadersi che il risparmio del danaro in argomento di pubblica utilità torna pregiudizievole non meno della prodigalità […] Ma per quanto la barbarie sia feconda in espedienti per incatenare l’uomo, cade sotto lo sforzo de’ suoi conati quando crea barriere per arrestare il progresso dell’idea, che o per miracolo Provvidenziale o per propria forza intellettuale si apre la strada, rompendo ogni ostacolo e prorompendo con vivissima luce anche là, ove fitte tenebre sono perfidamente accumulate[7].

[1] Discorso del prefetto Raffaele Lanza al Consiglio Provinciale di Massa e Carrara nella sessione ordinaria del 1864 in  Consiglio provinciale di Massa e Carrara Sessione ordinaria e straordinaria 1864, Massa-Carrara, Regia Tipografia Frediani, 1865. (Archivio provinciale Massa-Carrara, Atti del Consiglio Provinciale, vol. 1)

[2] Brevi cenni intorno allo stato dell’istruzione primaria della Provincia di Massa-Carrara 1861-1862, in Consiglio provinciale di Massa-Carrara. Sessione ordinaria 1862, Massa, Regia Tipografia Frediani, 1862. (Archivio provinciale Massa-Carrara, Atti del Consiglio Provinciale, vol. 1)

[3] Consiglio provinciale di Massa-Carrara. Sessione ordinaria 1862, Massa, Regia Tipografia Frediani, 1862. (Archivio provinciale Massa-Carrara, Atti del Consiglio Provinciale, vol. 1)

Discorso del prefetto Raffaele Lanza …, pag. 15

[4] Discorso del prefetto Raffaele Lanza …, pag. 17

[5] Discorso del prefetto Raffaele Lanza …, pag. 17 e 19

[6] Consiglio provinciale di Massa-Carrara. Sessione ordinaria 1863, Massa, Regia Tipografia Frediani, 1864. (Archivio provinciale Massa-Carrara, Atti del Consiglio Provinciale, vol. 1), pag. 56

[7] Consiglio provinciale di Massa-Carrara. Sessione ordinaria 1863, Massa, Regia Tipografia Frediani, 1864. (Archivio provinciale Massa-Carrara, Atti del Consiglio Provinciale, vol. 1), pag. 56

 

 

Pubblicato: 05 giugno 2019