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Castelli della provincia

©Daniele Canali - Archivio ABC

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Immagine Allegata

Castello di Treschietto XIII-XV (Bagnone)| 16bis-Treschietto-3.jpg
La realtà non rende giustizia alla leggenda; quindi di quello che fù nella tradizione folclorica popolare di Lunigiana il più schifato e temuto castello, restano solo gli avanzi del cassero e la svettante torre cilindrica omologa, come ripetuto più volte a quella di Malgrate e Bagnone. La struttura castellana avvolgeva tutto il puntone roccioso, e tuttora ne sono visibili le tracce. Nel 1665 il marchese Gasparo Malaspina, stupratore di vergini, assassino e sanguinario, sulle cui gesta si costruì la successiva leggenda, tenta invano di porsi sotto la protezione genovese per sfuggire al silente assedio cui i fiorentini, dominatori di tutti i confini che avvolgevano il piccolo feudo -eccezion fatta per i gioghi appenninici- lo avevano condannato al definitivo soffocamento. Nel 1747 il feudo, estinta la casata, torna in mani imperiali che lo assegnano al conte Emanuele Nay, finchè il 14 marzo 1797, il “cittadino”Onofrio Medici illustrerà al popolo di Treschietto per conto della Repubblica Cispadana -poi Cisalpina- il decreto di abolizione di tutti i feudi e “dichiarò liberi i popoli di Lunigiana”. La storia era giunta anche a Treschietto.

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