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Tagli alle Province. Buffoni: “Chiamiamoli prelievi forzosi. Sono soldi del territorio che dobbiamo girare allo Stato”
“Siamo all’alba di un caos: in cinque anni perdiamo il 68% delle nostre entrate. Impossibile far fronte anche agli impegni ordinari. Non farò il commissario liquidatore di questo ente”

“A ottobre la Provincia di Massa-Carrara ha staccato un assegno, intestandolo allo Stato, di circa 1 milione 300 mila euro. A giugno il prelievo era stato di circa 470 mila euro. Nel 2015 se sarà confermata la legge di stabilità secondo lo schema noto dovremo staccarne uno, sempre con intestatario lo Stato, di 4 milioni e 376 mila euro, e questo in barba al principio del federalismo fiscale”, esordisce così Narciso Buffoni, presidente della Provincia di Massa-Carrara, parlando della situazione finanziaria della amministrazione di Palazzo Ducale.

Ma perché la provincia, come tutte le colleghe italiane, staccherebbe assegni allo Stato?

“Perché – precisa Buffoni – in realtà quelli che la retorica governativa definisce come tagli alle province, ripresi da tutta la stampa, parlando di 1 miliardo per il 2015 per tutte le province italiane, in realtà non sono tagli.  Lo sarebbero se dallo Stato arrivasse qualcosa nelle nostre casse: da anni non riceviamo più nulla. In realtà sono somme che noi preleviamo dalle nostre entrate autonome e che siamo costretti a girare allo stato. È bene che i nostri cittadini sappiano come stanno le cose: sono soldi che potremmo spendere sul territorio per le nostre esigenze e che confluiscono invece in questo modo nella fiscalità generale, senza nessuna certezza che un solo centesimo di quello che diamo possa poi ricadere sulla nostra Provincia. Non chiamiamoli più tagli, ma piuttosto prelievi forzosi.

È un prelievo che nel 2015, ha aggiunto Buffoni, impedirà di fatto alla nostra e a tutte le altre Province di chiudere una qualsiasi ipotesi di bilancio, aprendo le porte al dissesto, un dissesto, sia chiaro, non per demeriti propri di una  qualche gestione finanziaria allegra, ma indotto dallo stato centrale e dalle scelte governative: usando una metafora potremmo dire che non potendo più chiudere il gas ci sottraggono l’aria.

Dal 2011 al 2015, tenendo conto delle stime sulla legge di stabilità, tra tagli regionali, statali e prelievi forzosi arriveremo a una cifra che rasenta i 19 milioni in meno: nel 2010 le entrate proprie annue della Provincia erano di circa 28 milioni di euro, quindi il 68 % in meno. Cioè se quattro anni fa avevamo 100 il prossimo anno avremo 32.

Ma non c’è solo questo: c’è anche la questione del patto di stabilità. L’asticella è stata sempre alzata di anno in anno: siamo partiti alcuni anni fa da un patto che fissava l’obiettivo a 2 milioni di euro, per il prossimo anno sarà fissato a 7 milioni. Impossibile rispettare l’impegno, per cui sforeremo di sicuro il patto con  tutte le conseguenze e le penalità che ne conseguono, le cui misure saranno rapportate all’entità dello sforamento.

Dobbiamo anche scontare una disparità di trattamento per la quale, secondo il Governo, le scuole gestite dalle province sono diverse da quelle gestite dai comuni: infatti mentre le spese relative all’edilizia scolastica sostenute dai comuni per una recente disposizione vengono escluse dal patto di stabilità così non è per le nostre. Una disparità che ovviamente, in fondo, poi scontano soprattutto gli utenti.

Se il panorama di riferimento è questo non vuol dire vestire i panni di Cassandra se diciamo che siamo all’alba di un caos: all’impossibilità di fare un bilancio consegue l’ovvia impossibilità di far fronte a tutte le necessità, a cominciare da quelle primarie su viabilità e scuole, dove di questo passo non riusciremo a garantire l’ovvietà del minimo indispensabile che è l’ordinario.

A questo si aggiunge la perla degli emendamenti alla legge di stabilità in discussione al Senato grazie ai quali saremmo costretti a dimezzare il numero dei dipendenti avviando procedure di mobilità fra enti del personale in esubero mentre ancora non si è deciso nulla sulle competenze: i tempi dell’attuazione della legge Delrio si sono allungati per colpa del decreto emesso con ritardo dallo stesso Governo, da luglio è slittato a novembre, fissando il termine della fine dell’anno alle Regioni per decidere sulle competenze che queste avevano affidato alle Province. Ho sentore che su questo versante la Regione non deciderà nulla fino ad elezioni avvenute. Per questo il Governo ha preso la scorciatoia degli emendamenti che stando così le cose aprono orizzonti  oscuri sull’occupazione, prevedendo anche l’utilizzo della messa in disponibilità per due anni, cioè quella che nel privato è conosciuta come mobilità.

L’ho detto anche in consiglio provinciale. Ho fatto la proposta agli altri presidenti nel corso della riunione dell’unione delle province toscane: dobbiamo prendere in considerazione anche l’estrema ipotesi di lasciare i nostri incarichi. Non sono disponibile a fare il commissario liquidatore di questo ente. Se questa è la volontà del Governo- ho detto ai consiglieri – lo faccia il Governo direttamente assumendosene le responsabilità

 

 

 
Ulteriori informazioni:
Data giovedì 11 dicembre 2014
Fonte Ufficio Stampa Provincia di Massa-Carrara
uffstampa@provincia.ms.it

data di creazione: 11/12/2014
data di modifica: 11/12/2014
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